Pausa attacco nervoso

 Sto per avere un’overdose da studio di Anatomia.
Parole come doccia, meato, processo, forame mi fanno venire voglia di vomitare a bocca chiusa facendo uscire il tutto dal naso (dalla cavità nasale).

Che poi in sè l’Anatomia è bella, ma dopo 10 giorni di “sveglia-colazione-studio-pranzo-studio-cena-studio” nella mission impossible di dare l’esame il 12 sento seriamente la voglia di ingurgitare tutti gli appunti e correre in giardino con lo scopettino del cesso a mo’ di microfono gridando che l’apocalisse è vicina.
Come se non bastasse da due giorni sto godendo dei benefici di un magnifico raffreddore che mi toglie la voglia di fare qualunque cosa, compreso alzarsi dal letto e togliere il pigiama viola orsacchiottoso che ormai sta entrando in simbiosi col mio organismo.

Per non impazzire completamente questo pomeriggio sono uscita a fare un giretto, finendo in uno di quei micro-supermercati che vendono prodotti rigorosamente organici/bio.
Non amo molto questo genere di posti, per prima cosa mi mettono a disagio i radical chic che si aggirano come degli intenditori fra le corsie parlando di lavoro (rigorosamente con iphone, i cellulari sono troppo mainstream), seconda cosa mi urta come le cose più banali siano presentate come grandi specialità guaritrici e nutrizionalmente miracolose, per intenderci un mazzo di camomilla la raccolgo nel mio orto gratis non c’è bisogno di spacciarla per una Tisana Ayurvedica Riposante Del Mistico Yogi.
Tuttavia l’idea che esistano negozi con una vaga sensibilità per l’ambiente mi piace, quindi, nonostante eviti di farci la spesa (non potrei nemmeno permettermelo), ci vado ogni tanto a rifornirmi di chiccherie.
(Tra l’altro quello è l’unico posto nella mia zona in cui vendono autentiche patate dolci, di solito trovo dei sottospecie di topinambur transgenici che sospetto siano in realtà pezzi di cacca rinseccolita al sole a giudicare da consistenza/sapore.)

Mi sono comprata i daikon per fare l’insalata con le carote, e so già che mentre la mangerò la sensazione di essere una snobbona radical chic non mi abbandonerà.
Tutto questo mi ricorda un sacco una serie animata che mi sono appena vista che parla appunto di una famiglia con aspirazioni ambientaliste/animaliste/ecologiste e chi più ne ha più ne metta:

Ora vado ad autoprodurre la cena o i succhi gastrici cominceranno a rosicchiare le pareti del mio stomaco.